
Rétif de la Bretonne fu un libertino dalla singolare inclinazione: la tenerezza. Purtroppo di lui si conoscono solo le pagine più scandalose, ma un buon manuale di letteratura rimarcherà che Rétif era soprattutto un moralista e non un pornografo tout-court. Tuttavia, indipendentemente da ogni interpretazione delle sue opere che assommano a circa duecento volumi (quindi non solo L’anti-Justine in opposizione a Sade), bisogna riconoscergli che scrisse tanto di sé senza censure di sorta, ribadendo instancabilmente che il sesso è sempre un bene, e che mai s’accompagnerebbe al male. Cito:
“Mi mostro sotto tutti gli aspetti, sono l’eroe di una favola in cui faccio la parte di ciascun animale”.
E ancora:
“Alla fine mi accorgo che la sorgente della sensibilità attribuita al cuore sta negli organi dell’amore fisico. Sempre studiando in me stesso il cuore umano, ho cercato di scoprire la causa dei gusti atroci dei vecchi; e l’ho trovata nella loro impotenza”.
Chissà se fu il sesso il suo ultimo pensiero. Morì povero e solo nella Parigi del 1806.








