Rétif

Rétif de la Bretonne fu un libertino dalla singolare inclinazione: la tenerezza. Purtroppo di lui si conoscono solo le pagine più scandalose, ma un buon manuale di letteratura rimarcherà che Rétif era soprattutto un moralista e non un pornografo tout-court. Tuttavia, indipendentemente da ogni interpretazione delle sue opere che assommano a circa duecento volumi (quindi non solo L’anti-Justine in opposizione a Sade), bisogna riconoscergli che scrisse tanto di sé senza censure di sorta, ribadendo instancabilmente che il sesso è sempre un bene, e che mai s’accompagnerebbe al male. Cito:

“Mi mostro sotto tutti gli aspetti, sono l’eroe di una favola in cui faccio la parte di ciascun animale”.

E ancora:

“Alla fine mi accorgo che la sorgente della sensibilità attribuita al cuore sta negli organi dell’amore fisico. Sempre studiando in me stesso il cuore umano, ho cercato di scoprire la causa dei gusti atroci dei vecchi; e l’ho trovata nella loro impotenza”.

Chissà se fu il sesso il suo ultimo pensiero. Morì povero e solo nella Parigi del 1806.

questa foto è la prova

“Questa foto è la prova. Era di pomeriggio, sul lago, quando tutto andava ancora bene tra noi. Lei mi poggiò la testa sulle spalle, io l’abbracciai. Eravamo molto felici. Guardavamo un orizzonte pieno d’amore e di possibilità. È successo davvero. Lei mi amava. Guarda, guarda tu stesso”. foto e testo Duane Michals

Un amore con un prima e un dopo, e una foto che fa risalire dall’abisso del già stato il ricordo del parlare infinito, dell’orizzonte ottimista. Tra passato e presente un’oscena dissonanza. Ma Amore è metamorfico, basta saperlo accettare.

cogliere il dileguare

La Parigi che amaste

non è quella che amiamo

e senza fretta noi andiamo

verso quella che scorderemo

Topografie! itinerari!

vagabondaggi per la città!

ricordi degli antichi orari!

quanto è difficile ricordare…

E senza una cartina sotto gli occhi

non ci capiranno più

perché questo è solo un gioco

e l’oblio di un tempo che non è più.

Raymond Quesneau

Cogliere il dileguare, scriveva Hegel. Ma che fatica quel trattenere ciò che di buono abbiamo saputo conquistarci! L’unico modo che conosco per dare sollievo all’anima è inabissare il quotidiano, non integralmente giacché esistono lampi di positività che sarebbe da sacrileghi sottostimare, ma si tratta pur sempre di uno scintillio che non fa più tremare il cuore.

sull’amore

Dell’amore si dice tutto e il contrario di tutto. Spesso in via liquidatoria. Ma con buona pace di speculazioni dotte e fintamente edotte, l’amore resta un assillo che non risparmia nessuno, eccezion fatta per chi l’amore ce l’ha o crede di averlo. Bene, c’è di che pacificarsi. Poi, un giorno, arriva Patrizia Cavalli, e in un postprandiale durante il quale l’ultimo dei tuoi pensieri è quella forza oscura che causò la morte di Paolo e Francesca e di altri insigni personaggi letterari, lei ti parla d’amore tirando in ballo un gatto. Il quale, sottratto alla vulgata che lo vuole destinatario di coccole e croccantini, diventa portale per una proiezione altra dell’amore.

Un gatto che dorme il pomeriggio
nel larghissimo letto padronale
in un punto qualunque, però comodo,
che si sveglia in un’ora qualunque
perché qualcuno passa e lo carezza,
non si sveglia del tutto né si chiede
chi è che lo carezza, ma si sporge
dal sonno solo un po’
per stirarsi in arrendevole lunghezza
perché duri di più quella carezza.
Forse così potrebbe essere l’amore.

Patrizia Cavalli, Un gatto che dorme il pomeriggio

il prato bianco

Porto in salvo dal freddo le parole,

curo l’ombra dell’erba, la coltivo

alla luce notturna delle aiuole,

custodisco la casa dove vivo,

dico piano il tuo nome, lo conservo

per l’inverno che viene, come un lume.

Francesco Scarabicchi

Un incontro fortuito con la poesia turbato dal caos e dall’afa provenienti dalla finestra che una mano distratta ha lasciato dischiusa: occorre ripristinare il silenzio, perché il senso di uno scritto non sempre è di immediata intelligibilità. Ma guai se a governare fosse l’immediatezza di ciò che si legge. S’apparenterebbe alla banalità.

quel che resta di noi

Memorie di un’Italia in via di dissoluzione come del resto il mondo intero, ormai in fase di metamorfosi da riconfigurazione totale. Ma, a quanto pare, all’Unesco non dispiace viaggiare nel passato a salvaguardia di piccoli e grandi tesori, e tra questi ‘il sistema dei teatri condominiali all’italiana’, inseriti nella Lista del Patrimonio mondiale. L’intelligenza artificiale se ne farà una ragione.

Haworth

Condividere manifestamente la passione per un libro e per la hit a esso associata, di questi tempi ha un che di commovente. Forse non è azzardato pensare che tra la folla radunatasi a Haworth per celebrare Emily Brontë, più di qualcuno abbia sperato di poter ascoltare Catherine che modula la sua voce sul verso del brano di Kate Bush “Heathcliff, it’s me, I′m Cathy I’ve come home“… Ovvio che, affinché il miracolo avesse avuto luogo, sarebbe stato necessario attendere la notte e un cielo privo di inquinamento luminoso. Diversamente, la stella esperta in negromanzia non si sarebbe disvelata. E Cathy neppure.